Parto qualche giorno per una vacanza meritata. Dopo gli ultimi sconvolgimenti quotidiani ne ho un immenso bisogno, come credo tutti.
A presto...

Impiccagione in Iran.
Due ragazzi di 18 anni, o poco meno, colpevoli solo di amarsi.

Ohh.....Ho finito gli esami di luglio e sono a -1 dal finirli tutti! Da qualche minuto sono quindi: IN VACANZA!!
Primo desiderio da esaudire: dormire.
Vado.
Incredibili le idee che mi vengono in mente il giorno prima dell'esame...insomma, deve essere una reazione allergica, di rifiuto allo studio. Perchè invece di concentrare la testa tutta dentro un argomento e provare a memorizzarlo, i pensieri prendono le strade più incredibili verso associazioni e progetti nuovi.
Bisognerebbe appuntarsele queste illuminazioni che durano il tempo di un attimo, perchè poi, al momento giusto non ritornano in mente. Sarebbe troppo facile.
COREA: DOPO 60 ANNI RICONNESSA LINEA TELEFONICA TRA NORD E SUD
Seul, 19 lug. - (Adnkronos/Dpa) - A sessanta anni di distanza
dalla sospensione del servizio telefonico tra Corea del Nord e Corea
del Sud la linea è stata riconnessa con una rete a banda larga. I
funzionari del Nord e del Sud si sono incontrati nella parte
meridionale del confine e hanno posato cavi a fibra ottica per
collegare il tecnologico sud con il piu' isolato nord. La Kt
Corporation, la piu' diffusa societa' sudcoreana per linea fissa e
banda larga, ha costruito 12 linee di cavi che vanno da Seul alla
citta' di confine con la Corea del Nord Gaesong, secondo quanto rende
noto il ministero per l'Unificazione sudcoreano.
Delle 12 linee create, 4 di esse serviranno il prossimo 15
agosto, 60 anniversario della liberazione dal Giappone, per far
incontrare in video-connessione almeno 20 famiglie separate da
decenni, ma questa tecnologia permettera' la connessione simultanea
via video o via telefono di almeno cento famiglie per ogni lato del
confine.

Se ne parla così
Mi viene in mente che contare i morti in base al tempo che passa (giorni ore, minuti, secondi), è lo stesso modo usato nel caso dei milioni di bambini che muoiono di fame e di malnutrizione nei paesi del terzo mondo (in quel caso i morti si contano riferendoli ai secondi). E’ un paramentro che si usa per raccontare tutte le tragedie che avvengono da anni e che non colpiscono più perchè sono date per scontate. Allora si usa il metro del tempo lineare, non più il tempo puntuale: non è l’esplosione o lo scontro tra treni che fa trenta morti in un giorno, ma sono morti continue, lente, inesorabili, che avvengono in silenzio e un poco alla volta. Non fanno notizia perchè riguardano uomini e donne ai margini.
Nel caso delle carceri tentano il suicidio di più i nuovi arrivati, che non reggono all’impatto con strutture buie, sopraffollate e non riescono a trovare un motivo per vivere.
L’articolo conclude accennando ai decessi avvenuti quest’anno, 25 o 30 morti in carcere, non c’è accordo neanche sui numeri.
Mi colpisce perchè è un elenco composto soprattutto da giovani: “Gioia, quarant'anni, carcere di Parma. Detenuto italiano di ventotto anni, carcere di Bologna. Detenuta jugoslava di trentuno anni, carcere di Torino. Nunzio ventotto anni, carcere di Sulmona. Alfonso, trentacinque anni, carcere di Torino. Sergio, ventinove anni, carcere di Padova...”
Entri ed esci da quella porta del quinto piano da sette anni.
Conosci il respiro di quelle scale, l’odore del legno, i suoni che vengono delle terrazze. Conosci l’inverno con gli ombrelli bagnati lasciati fuori ad sgocciolare e l’estate con le piante ospitate sul pianerottolo.
Ricordi i lavori infiniti degli inquilini di fronte, i bambini che tornano da scuola. Conosci i cartelli delle riunioni condominiali, i volti di chi abita nel palazzo.
Cinque piani sono troppi per salire a piedi. Ecco il suono familiare dell’ascensore che arriva, le porte metalliche che si chiudono: sei in una scatola che contiene i tuoi pensieri, li amplifica e te li fa temere. Arrivi ogni volta con un umore diverso davanti ad una porta che ti aspetta. Raramente la trovi aperta prima di suonare il campanello (è un’eventualità inaspettata, che ti fa sentire accolto).
Conti i secondi dell’attesa, poi un mondo si apre.
[...]
E alla fine da quella porta ne se sei sempre uscito. Saluti e volti le spalle, la tua camminata è ogni volta diversa. Se sei felice percorri le scale a gran velocità; di piano in piano i gradini scorrono via velocemente e sembrano sorriderti, come quando da bambino trottavi per le scale. Altrimenti aspetti l’arrivo dell’ascensore. Lei, più morbida, ti riporta lentamente al mondo dal quale provenivi.
Di fronte a un'immagine così non sento altro che il vuoto della ragione. Parla altro.

Esilarante pezzo di comicità della signora filippina (Zeni) che lavora qui da noi.
Mentre mangiamo insieme a tavola mi dice che alcune filippine sono davvero fortunate, quelle per esempio che lavorano nella pubblicità o nei telefilm italiani. Fanno lo stesso lavoro di domestica come tutte le altre colf filippine e per di più vanno in tv. Mi dice che esiste una signora filippina che compare in un telefilm poliziesco che va in onda in questi giorni in tv.
Poi mi chiede se secondo me la signora filippina del telefilm deve cucinare davvero quando fa una scena dove serve a tavola tutta la famiglia. Le dico che secondo me fa l'attrice e il cibo è già pronto, non lo cucina lei, lei fa solo finta. A quel punto Zeni sostiene che la signora filippina del telefilm sia fortunatissima. E come non darle torto.
Poi Zeni mi racconta la storia di un'altra filippina anche lei davvero fortunata perchè è stata adottata insieme a suo figlio da una famiglia italiana. La signora che l'ha adottata si chiama Barbachenoia. Mi chiede se la conosco. Ci penso un po' e non capisco. Zeni insiste, dice che è famosa, che è una signora della tv:"Tu davvero non conosci Barbachenoia??" E' davvero stupita.
Alla fine capisco tutto! Sta parlando di Sandra Mondaini, protagonista di casa Vianello. Scoppio a ridere e cerco di spiegarle la cosa.
Ma Zeni non ha idea di cosa volgia dire "barba che noia" in italiano, per lei è il nome della signora molto simpatica che tira calci sotto le coperte, o no?
Vi segnalo questo ottimo articolo di Sandro Portelli uscito qualche settimana fa su il manifesto. E' un reportage da Harlan piccola cittadina del Kentucky, un tempo patria di minatori sfruttati. Oggi al posto del whisky gli ex minatori malati di cancro si prendono pasticche su pasticche di OxyContin, un potentissimo antidolorifico "da banco" che alimenta un enorme mercato nero di contrabbando. E si mescola alla depressione e ai debiti infiniti di chi ne abusa.
Gli Stati Uniti sono anche questo.
Questo esame sulla storia mondiale degli ultimi 60 anni, mi sta facendo impazzire.
Provoca in particolare un fastidiosissimo effetto di svuotamento di memoria, comune agli esami ricchi di avvenimenti, teorie e date da ricordare: gli esami di storia sono quindi eccellenti come esempio.
Il fatto è che appena padroneggi un argomento, lo ripeti e lo fai tuo, beh, all'improvviso ti accorgi che la cosa che hai studiato due ore fa lentamente svanisce, anzi sta svanendo mentre cerchi di riportarla alla mente...non la ritrovi...
Per non parlare dell'argomento studiato due giorni prima: si è già polverizzato.
Preso da un'immenso sconforto decidi che è inutile studiare, dal momento che poi tutto torna nel dimenticatoio. Poi per sollevarti pensi che non puoi ricordarti tutto, ci deve essere uno spazio massimo sul tuo cervello e oltre non vai. E immettendo nuovi dati cancelli quelli vecchi... c'è poco da fare, tocca conviverci.
Provi a fartene una ragione e pensi che tutto sommato anche gli altri studenti (tranne i pochi fortunati dotati di espansione di memoria) sono sulla tua stessa barca e hai comunque una certa impressione di aver imparato su quell'argomento molto di più' di quanto ne sapevi mesi fa.
Per la cronaca in queste ore (e ancora per quanto?) sono in heavy rotation sul mio hard disk mentale: le guerre arabo israeliane, gli accordi Salt, la Cina di Deng, l'invasione russa dell'Afghanistan, l'Iran di Khomeini.
In questi giorni si sta chiusi in casa a studiare, ultimi sforzi prima dell'estate per levarsi di torno anche gli ultimi (siamo a -2) esami, i piu' duri e faticosi.
L'aria fresca la si prende la sera. Il risultato è che si è pallidi come le dame dell'Ottocento che non prendevano mai il sole.
Tra i testi che devo studiare per il prossimo esame vi è un impegnativo "Storia degli ultimi sessant'anni." (sottotitolo: "Dalla guerra mondiale al conflitto globale"). Un ottimo libro ma duro da metabolizzare. Perchè di cose, negli ultimi 60 anni ne son accadute davvero tante e anche ad una seconda lettura continuo a notare che sono tanti gli avvenimenti che mi sfuggono. Allora tocca riprendere in mano gli atlanti, per ritrovare stati di cui senti parlare solo quando i morti superano qualche migliaia...In realtà sfogliare pagine e pagine di mappe è il lavoro più bello perchè inizi a fantasticare su territori che non hai mai visto, ti immagini città, foreste, abitanti.
Il risultato dopo una giornata di studio è che ho la testa piena di conflitti religiosi, guerre su guerre (fredde e calde), rivoluzioni e crolli di regimi .
Ci sarebbe tanto da imparare, dal passato.

In queste ore i pensieri sono tanti, partono da Londra e poi vanno oltre.
Stasera parlando con amici il mondo ci appare peggiore di ieri. Pensando al domani viene da chiedersi quanto durerà questo conflitto e se pace e dialogo sono davvero, come sembrano, termini morti...
Che poi basterebbe ascoltare il cuore dei giovani della terra, che su questo mondo ci vivranno ancora per un po', per capire che le strade da intraprendere sono altre. Intanto nella stanza dei bottoni rimangono gli stessi 8 potenti sempre meno illuminati.
Noi continuiamo a credere che un altro mondo sia possibile.
Quando?
Scienze della Comunicazione a Roma: terrore solo a nominarla.
Spesso se ne parla come massimo esempio di degrado del sistema universitario e non a torto. Chi non ha amici o parenti ospitati in questa gabbia di matti? A Roma siamo 15.000 studenti, un'enormità.
Io gli aneddoti su Sdc (dove studio da cinque anni ma sto per scappare via) li uso per intrattenere gli ospiti a cena, ma non insisto troppo. Perchè è facile che un racconto divertente e spiritoso (su lezioni fatte al cinema, esami dove i prof non si presentano, studenti che non sanno dove sbattere la testa) si trasformi in rabbia e desolazione. E allora la cena diventa indigesta, meglio berci un bicchiere di vino sopra...
Oggi parla di Sdc Vittorio Zambardino nel suo ZetaVu. Racconta di una ragazza che gli chiede via mail consigli per la tesi: "qualche libro o link utile". Così. Su un argomento vago e senza citare un prof. di riferimento. Ho detto quello che penso a proposito nei commenti locali. Nelle prossime ore prevendo un bello sfogo di commenti su ZetaVu.
Prevedo infine che a Sdc non cambierà nulla, ma per dire questo non ci vuole certo una sfera di cristallo.
Aggiornamento: intanto il capo della nostra baracca si diletta a scrivere un libro di questo tenore. Ci vuole coraggio, molto. Ma ci salvera' lui.
E non e' uno scherzo di pessimo gusto.

Leggo la notizia su Repubblica.it: un gruppo di parlamentari padani a Strasburgo interrompe il discorso di Ciampi per inneggiare a Bossi e strepitare contro l'euro. La prima reazione è un istintivo senso di fastidio e disagio per una figuraccia internazionale davvero imbarazzante.
Poi mi sono tranquilizzata: a vederli lì sugli spalti ad agitarsi, mi ricordano tanto delle vacche al pascolo alpino, libere di ciondolare tutto il giorno il loro campanaccio. Il rimbombo riecheggia per le valli e alla fine fa parte del paesaggio.
Tanto rumore per nulla.
(E mi perdonino le mucche per l'accostamento)
Finiscono stasera i tre giorni di assoluto riposo e relax che mi son presa dopo aver superato brillantemente uno degli ultimi esami...La prossima fatica e' a fine Luglio...
Roma, in questi giorni che me la sono potuta godere, è stata davvero splendida: caldo sopportabile e cielo limpido con qualche nuvola di un bianco candido che viaggiava veloce nel cielo. Per il resto piscina, sole e un buon libro.
Da domani carte sudate, invece.